venerdì 5 ottobre 2012

Di un bel mantello sauro e con una splendida lista bianca

Quante volte ricordando giorni lontani, tra la folla delle momorie a me care con le immagini che si scoloreranno, una figura rivedrò, sempre viva ed amata: il mio primo cavallo...
Amo il nobile e signorile contegno di questo animale, certo, per intendere e amare il cavallo oltre a una disposizione innata, bisogna vivere con lui, vederlo nella stalla, quando si compiace della nostra compagnia, e si volta a guardarci con i suoi grandi occhi assai più che umani e ci saluta con un breve nitrito; bisogna guardarlo in un prato, quando si dà a galoppare con gli altri suoi pari tornando libero, bisogna provare quando al suo istinto sagace e alla fidata esperienza è consegnata la nostra vita in una notte stellata o in una mattina di nebbia.
Anche i cavalli, hanno la loro fisionomia; dall'occhio all'orecchio, dalla testa alla groppa, si capisce l'ombroso e il restio, quello che morde e quello che calcia. Un cavallo difficile, "folle", nella faccia dura, chiusa, scura, somiglia perfettamente a volte al suo collega umano. Ebbene: il mio amico, di buona statura, di belle forme, ben piantato e aitante, di un bel mantello sauro e con una splendida lista che parte dal centro dalla fronte e giù fino al muso, con un aspetto e un fare così forte e tranquillo, e con una faccia così chiara ed onesta di intelligente bontà, da apparire subito, com'è di fatto, un cavallo galantuomo, valente e sincero.

Quando lo vidi per la prima volta fu istantaneamente mio, un istante e ci capimmo subito, aveva nove anni e oggi che si avvicina alla ventina ho imparato a conoscerlo a ad amarlo ogni giorno di più. Robusto, sano di corpo e di spirito, espansivo ed allegro, quando liberato della briglia si lancia in libertà, corre nei prati e fa capriole e galoppate, non senza essersi prima rotolato giocosamente nell'erba e vederlo sempre così rosso con quella sua maglifica lista bianca su quel verde vivissimo d'autunno mi riempie di gioia...con lui torno fanciulla e come una ragazzina mi riempio di orgoglio e di senso di ammirazione e di rispetto. La sua forza ingrandita dalla mente di fanciulla e associata alla sua docilità volonterosa e sicura, fa di questo cavallo per me, un essere superiore, una specie di protettore e di amico col quale non c'è mai, in nessun caso, da dubitare o da temere. E, fantasia fanciullesca a parte è veramente così, per anni mi ha portato in giro, fido e paziente, sempre pronto e sempre calmo, senza rifiutarsi mai, senza mai mettere piede in fallo...TANUS è il suo nome. 

TERRINE
Le "Terrine" quanto amo questo piatto dove la tradizione, così cara al mio cuore si mescola all'innovazione... antipasto, piatto principale o dessert, calda, tiepida o fredda, tradizionale o di tendenza, semplice o sofisticata, ognuno ha la sua preferita.
La terrina è da sempre la protagonista di chi ama la compagnia! 
Nessun dramma se non vi sembra perfetta: datele qualche giorno e sarà più buona.

LA MIA PRIMA TERRINA DI CARNE
Terrina d'Anatra o d'Oca

150 gr. di fegatini di pollo tagliati al coltello
2 uova
1 bicchiere di marsala
500 gr. di petto d'anatra tagliato al coltello
Sminuzzare con il coltello dei pistacchi e frutta secca a piacere
(fichi, prugne, albicocche, mirtilli rossi Americani)
Sale e pepe
Pestare con il pestello 6/7 bacche di ginepro e aggiungere alla farcia.

Foderare una terrina di ceramica da forno con delle fette di lardo.
Inserire la farcia e chiudere con altre fette di lardo, 3/4 bacche di ginepro, coprire il tutto con delle foglie di alloro dopodichè sigillare totalmente la terrina con del foglio d'alluminio sopra e sotto.
Cuocere in forno a 170° per 90 minuti

Servire con castagne brasate

sabato 30 giugno 2012

Il mio cuore e la mia indole è col viaggiatore...


Adoro viaggiare, se potessi, viaggerei di continuo... nel viaggio, la vita sembra vibri a modulazioni inconsuete, c’è più adrenalina, il cuore è più allegro.
L’inaspettato, lo sperdersi, mi fa sentire più viva, mi attiva i sensi e sconvolge qualsiasi mio pregiudizio.
Quando arrivo ad essere spaesata, si rompe qualsiasi schema mentale.
Incontrare e conoscere nuovi odori, nuovi sapori, nuovi colori che non pensavi neanche potessero esistere.

Si impara di continuo e dobbiamo imparare di continuo, nulla è più scontato, neppure prendere un mezzo o ordinare dal menù al ristorante.
Nessuno ci conosce, nessuno conosce la nostra storia, il nostro nome, il nostro viso, veniamo visti e guardiamo in modo nuovo.

È un momento "unico", un’occasione, dove cercare anche un io più vero, più profondo.
È anche vero che ci sono altre vie per esplorare.

Dice Lao Tzu nel Tao Te King: "Senza uscire dalla porta, conoscere il mondo!
Senza guardare dalla finestra, vedere la Via del Cielo!
Più lontano si va meno si conosce.
Perciò il Santo conosce senza viaggiare;
egli nomina le cose senza vederle;
egli compie senza azione".

C’è del vero, del resto: c’è chi viaggia sempre e non parte mai, avvolto in un bozzolo di pregiudizi. C’è chi parte e va lontano senza bisogno di viaggiare.
C’è chi parte e viaggia e c’è chi non parte e non viaggia.
Forse il punto non è se stare a casa o partire, però lo dico: il mio cuore e la mia indole è col viaggiatore, non sono né così saggia né così malata da star bene solo dove sono nata e dove vivo.

Adoro anche quando sbaglio strada e credo che questo succeda di continuo al viaggiatore: cerca una cosa e ne trova un’altra.
Quando viaggio trovo assolutamente bello e incredibile non capire.
Si! Non capire, ritrovarmi a non comprendere le parole che mi circondano...
privati come siamo improvvisamente di ciò che è più importante...la capacità di comunicare.

La parola diventa suono, una specie di sottofondo ai nostri pensieri, ed è favoloso sedersi in un gruppo e non avere nessun obbligo di capire o dire, immersi in una gelatina di suoni.
Che c’è nella lingua? Cosa nasconde? Cosa ci sottrae?
Durante i miei viaggi, in particolare nei paesi mediorientali e orientali, non ho tentato di imparare l’arabo ne alcuna delle lingue berbere o indi.
Non volevo perdere nulla della forza di quelle strane grida.
Volevo essere colpita da quei suoni per ciò che essi erano, e non volevo che nulla fosse attenuato da cognizioni inadeguate e artificiose.
Viaggiare!!! Lasciarsi andare, immaginate di lanciarvi all’indietro nel vuoto con le braccia aperte e fatevi prendere e fatevi abbracciare dal mondo...questo per me è viaggiare!
Spaventoso? Folle? Forte? Giusto? Sbagliato?

venerdì 29 giugno 2012

Il quadrilatero del silenzio...

Ci sono giorni in cui vorresti che il silenzio la facesse da padrone, giorni in cui hai bisogno di sentire solo i tuoi pensieri, giorni dove non vorresti aprire bocca per tutto il tempo e goderti la quiete del nulla e il sibilare del vento...in questi giorni un po' così mi piace recarmi nel così detto quadrilatero del silenzio: una tra le zone in assoluto più belle della mia città. Qui è veramente molto raro incontrarvi qualcuno, sarà perchè sono rarissimi i caffè o i locali in genere e rarissimi i negozi, comunque da sempre me la ricordo così assordantemente silenziosa. Com'è possibile trovare tanto verde e tanta pace a pochi passi dal centro della città, è presto detto: iin questa zona un tempo sorgevano conventi e ville, era una sorta di piccola oasi spirituale, dove venire per riposare mente e cuore.
Si arriva da Corso Venezia all'altezza della fermata della metropolitana Palestro un grande arco fa da ingresso a un mondo inaspettato. L'atmosfera da subito inizia ad essere vagamente retrò ma quando si arriva in piazzetta Duse è qui che comincia il percorso da fare rigorosamente da soli o con un compagno/a assolutamente rispettoso del silenzio... io e Alberto, allora fidanzati, ci siamo persi per parecchio tempo per queste vie, ci piaceva restare così in sospeso lontano dal caos e ancora oggi se ci capita di essere vicino...Questa piazza elegante con i suoi palazzi liberty, le bellissime cariatidi e le profumate rose antiche è dedicata all'eterna amante di D'Annunzio. Poche aree di Milano hanno così tanto da offrire. Camminare assaporando il silenzio di queste vie è incredibile sono le ville, i giardini e i palazzi che si incontrano.



Casa Necchi Campiglio, dei primi anni trenta perfettamente conservata in via Mozart, dall'esterno si presenta come un grande parco cintato da alte mura, ma nasconde una piscina e un campo da tennis: scenario perfetto per un film. 


Il citofono di via Serbelloni 10 è fantastico da non perdere, sembra sottolinei il silenzio che regna sovrano, un enorme orecchio, opera di Wild, che a Milano ha lasciato tante tracce, tutte magicamente in bilico tra Gaudì e Dalì.


Due palazzi Palazzo Fidia e Palazzo Berri Meregalli sono stupefacenti in cui potrebbe abitare chiunque da Mago Merlino a la bella Raperonzolo: due palazzi da favola da non credere possibile che qualcuno se li sia inventati e costruiti così. Dei primi anni venti in quell'epoca così razionale e poi all'improvviso questi due palazzi...al numero due di via Melegari si trova Palazzo Fidia.
Non è possibile non vederlo tutto interamente in cotto, una struttura eclettica con torri, inserimenti classici e futuristici sembra davvero un incrocio tra un castello e una stazione spaziale.  Tornando indietro e poi entrando in Via Vivaio c'è un  palazzo totalmente in pietra scura che sembra incrostato di carbone e conchiglie è Palazzo Berri Meregalli costruito nei primi anni Dieci. Con i suoi mattoni a vista, i soffitti a mosaico, i putti e i ferri battuti è unico potrebbe essere veramente il portale d'accesso ad un altro Mondo per stranezza e bellezza se poi entrate nell'androne preparatevi ad un tuffo al cuore. Sembra di stare in un salone regale: mosaici in alto, mosaici in basso, pavoni, stucchi, e poi l'oro e i colori delle nicchie luccicano e scintillano ricordando i quadri di Klimt, in fondo una statua opera di nuovo di Wildt una testa cinta di ali " una Vittoria Alata" risalente al primo dopoguerra. 
Ho sempre invidiato gli abitanti di questo Palazzo e a volte mi sono immaginata fossero strane creature...ma le sorprese non sono ancora finite la più grande l'ho tenuta per ultima. In Via dei Cappuccini 9 c'è una cancellata verde e ottone dentro c'è una villa che è quasi una reggia, circondata da un parco enorme; vasche e fontane ne movimentano la superficie e un grazioso sentiero di ghiaia di rosa conduce all'ingresso dell'edificio. Non mi è mai riuscito di capire chi ci abiti però mi è capitato di vedere passeggiare in giardino una coppia di vecchietti accompagnati da una cameriera o una governante che sembrava esser saltata fuori da un libro di Jane Austen. 
Rifacendomi al nome della via il giardino era sicuramente un tempo quello di un convento, poi trasformato in principesco palazzo; si tratta comunque di un luogo spirituale e magico dove si possono incontrare magnifiche ed improbabili creature...guardate bene e li troverete...li, immobili in questo giardino solenne si aggira uno stormo di fenicotteri rosa. 

 Non sono trattenuti da nulla, ne incatenati ne chiusi in gabbia. Volendo potrebbero volar via invece restano a specchiarsi nei rigagnoli d'acqua a godersi il silenzio e la quiete. Nel parco c'è anche una coppia di pavoni se vi capiterà di vedere il maschio cosa assai rara e dovesse mai aprire la ruota della sua coda sarà un giorno davvero speciale. Con gli occhi pieni di un miracolo che si è compiuto in un momento torno al quotidiano sapendo che quando vorrò attraversando l'invisibile specchio nascosto nell'arco di via Salvini tornerò a godermi il silenzio.

Giocare alla Pétanque sorseggiando Pastis...

Adoro l'estate, ma penso che sia proprio per la sua breve durata e il suo sapersi far desiderare. Inizio a pensare alle vacanze non appena vedo spuntare un raggio di sole tra le nuvole di marzo. La luce cambia e si ha voglia di liberarsi dagli impicci dell'inverno e tutto quello che è stato "calore" sparisce per far posto alla freschezza e alla leggerezza.
Non aspetto altro che scappare ogni tanto e recarmi nel Sud della Francia, in Costa Azzurra, il mio itinerario preferito e prelibato. Questo angolo di mondo ha sempre esercitato su di me un fascino davvero speciale. Non so dire cos'è sarà il sapiente miscuglio delle cose, saranno le persone, i tramonti, saranno le ostriche che qui ho iniziato ad apprezzare e ad amare, le moules mariniere, la tartare che come qui non riesco a trovare altrove, il buon vino, la lavanda, i profumi. Ho avuto la fortuna di poterci andare spesso e dalla Costa Azzurra sono partita alla scoperta della Camargue e della Provenza. 


La prima volta che ci sono andata era fine giugno ed era un sogno. Negli anni che avevano preceduto questa mia vacanza avevo visto, per mia fortuna, una buona parte di mondo: Europa, Grandi città d'arte. Piccole isole dei Caraibi, l'Asia che tanto amo tra il Nepal, l'Indonesia, Singapore, Hong Kong...
Ma Cannes mi stregò con il suo fascino in un solo colpo, nello stesso istante che scesi dall'auto, il profumo dei fiori misto al mare, la brezza leggera che mi accarezzava le guance, il sole caldo e assoluto, ma non esagerato. Le sue viuzze che in questa parte del Sud della Francia sono uno scenario suggestivo...ma al di là dei grandi hotel stellati, dell'architettura splendida, dei musei, al di là che l'arte è ovunque e che è la terra di vita e di realizzazione dei più grandi artisti del XX e del XXI secolo, Picasso, Chagall, Monet, Renoir...al di là di tutto questo, quello che mi stupì di più e che mi continua a stupire era la gente. La gente sembrava essere intenta sempre e ovunque a Vivere e a Vivere con eleganza, assaporando la Vita.
Fu allora che capii che qui avrei voluto invecchiare. Perché gli anziani mi sembravano contenti, riuniti a giocare a pochi metri dal mare alla Pétanque sorseggiando Pastis con quel sapore fresco di anice, mi affascinò vedere queste strane bocce e vedere giocare con così tanta compostezza. Fino ad allora avevo avuto in qualche modo timore di invecchiare. Ma li tutto sembrava migliore, anche le rughe e andare in giro con i capelli bianchi raccolti o lasciati cadere sulle spalle. Mi immaginavo una me stessa diversa che camminava mano nella mano con mio marito, serena e felice. Intenta ad assaporare i profumi e i sapori di questa magnifica regione. Quell'estate iniziai a mangiare in modo diverso, non è stato drastico il cambiamento direi piuttosto il contrario, molto, molto lento, ma era ormai radicato in me...


Ho passato molti anni e molte ricorrenze in questa parte di mondo da Monte Carlo a Saint Paul de Vence a Nizza a Cannes e Saint Tropez. Non mi serve altro per dire che adoro questa terra, e tornarci ogni volta che ne ho la possibilità mi fa sentire come se stessi tornando a casa. Vorrei trascorrere gli ultimi anni della mia vita in una casa leggermente in collina sopra a Cannes sorseggerò Pastis e giocherò a bocce felice che in Francia la regola dica che non si possono staccare i piedi da terra, perché per quell'epoca certamente le mie gambe non ce la faranno più. Amerò ancora cucinare e aprendo le finestre della cucina al vento del Mistral, sarò felice di usare le erbe di Provenza e il fleur de sal di Camargue comperati al mercato locale. Coltiverò violette per caramellarle lentamente nello zucchero. Mi dedicherò alle confetture di rosa e lamponi, sarò sapiente maestra nel preparare ottimi paté. Sognerò ancora tavole con tovaglie bianche di fine fiandra profumate di lavanda sotto pergolati di uva fragola, sfornerò pane profumato e croccante usando la ricetta di mio papà ricordandomi della mia famiglia. E amerò la vita che avrò vissuto fino a quel momento... 

domenica 13 maggio 2012

Ed io bramavo e volevo sapere tutto...

Dicono che fossi una bambina giudiziosa e matura, con grande senso pratico, estremamente indipendente e fantasiosa. Non ho mai amato giocare con le bambole, preferivo passare il tempo ad ascoltare i grandi o nel laboratorio odoroso di olio, vino, muffa, che altro non era che una cantina, osservare mio nonno trafficare. Acuto, intelligente, geniale, aveva sempre qualcosa da fare, lui pesava, misurava, componeva...sapeste come mi piaceva guardarlo...e senza dire una parola sapevo che mi avrebbe permesso di usare a volte un martello a volte il morsetto, questi strumenti così belli e particolari, mi piacevano e mi entusiasmavano. 

In quei momenti trascorsi con mio nonno che divennero poi sempre più frequenti con il passare degli anni, cercavo di farmi raccontare molta della sua vita, gli aneddoti, le avventure. Ed io bramavo e volevo sapere tutto. In particolar modo amavo farmi raccontare lo stesso episodio come ad esempio, l'incontro con la nonna, o altro argomento comune, era un gioco, prima da mio nonno e poi da mia nonna. Lo guardavo, lo ascoltavo con attenzione nel timore di perdermi qualcosa di importante, uno sguardo, una frase. E infine li mettevo insieme, come un regista, facendo combaciare tutti i pezzi. Ne usciva sempre qualcosa di meraviglioso e di unico che mi rendeva felice.

Vi sono alcuni ricordi della mia infanzia  che conservo vividissimi.
Mi ricordo un giorno dove passeggiavo con mio nonno ai "Giardinetti di Porta Venezia" e ricordo l'esatta sfumatura dorata della luce di primo pomeriggio. Sull'acqua del laghetto gli splendidi colli lunghi arcuati e candidi dei cigni, i riflessi violacei dell'acqua e nell'aria odor di foglie e prato, bambini correre vicino all'argine speranzosi di dar da mangiare ai simpatici anatroccoli... Passeggiare con mio nonno voleva dire conversare con lui di mille argomenti, interrompendoci di tanto in tanto per prenderci una granita alla menta e arancio, nostra specialità, e i suoi discorsi sono sempre stati improntati al rispetto per la libertà per ogni singolo essere umano e nella difesa dei più deboli.

A volte nelle giornate di sole mi veniva a prendere con il suo motorino e lungo il naviglio e i filari di tigli andavamo a fare delle belle scampagnate, ci spingevamo in aperta campagna fermandoci spesso a chiacchierare con i contadini, entravamo nelle cascine a vedere gli animali a bere del latte appena munto o ad accarezzare i vitellini appena nati. Una tappa obbligatoria che aspettavo con gioia, era quella di andarci a fare il nostro bicchierino, un bel bicchiere di spuma in una delle trattorie o in uno dei bar di paese che incontravamo, quanto aspettavo quel momento, quel momento incredibile, quando varcavo la porta e non vedevo nessun'altra bambina o bambino, quanto mi faceva sentire grande, che fantastico momento, che gioia, grazie nonno! 

In uno di quei bellissimi giorni mi ha insegnato a pescare, fin dal primo momento, ho capito che mi sarebbe piaciuto enormemente, i preparativi, l'attesa e l'entusiasmo di vedere scendere il galleggiante e le nostre gare? Ci inventavamo gare di pesca e tutto il bottino immancabilmente finiva tra le abili mani di mia nonna che come ricompensa ci preparava uno splendido pranzetto a base di fritturina accompagnata da una tenera insalatina verde.


 

Quante risate e che gioia stare insieme.

Era sempre pronto a insegnarmi qualcosa, lasciandomi la libertà di imparare da sola, senza condizionamenti. 

Nelle giornate un po' grigie ci piaceva restare a casa, sedevamo affianco alla portafinestra del terrazzino lasciando aperta la finestra facendo entrare la luce tenue e le voci della città. Passavo il tempo ad osservare le abili mani di mio nonno disegnare, poi con tranquillità lo guardavo tirar fuori il cavalletto, i pennelli, i colori ad olio, la trementina, come mi piaceva quel profumo! È tale il potere evocativo degli odori che ancora adesso mi basta incontrare quell'odore particolare che immediatamente ritorno bambina; trasportata alla luce tenue di quelle giornate nella casa dei miei amati nonni. 

martedì 8 maggio 2012

Alla ricerca della Vita...quella Vera

A volte succede...succede di voler riappropriarsi della nostra vita e delle nostre scelte, le fatiche di anni ci appaiono per quello che in realtà sono: barriere protettive entro le quali si segregano le possibilità di godere anche dei più piccoli piaceri della vita, come sdraiarsi in un prato e sentirne la morbidezza e la freschezza, godere insieme a tuo marito un pic-nic in un parco o in riva al mare o un buon pranzo in un piccolo bistrot o camminare nel centro della tua città o andare in mattinata in un museo o ad una mostra senza sensi di colpa per mille cose da fare che si stanno trascurando, l’ebrezza di un giorno qualsiasi della settimana con una vera colazione o di una mattina senza sveglia, il fascino di una giornata senza computer o di una conversazione con un amico che non abbia una durata predeterminata, il piacere di lavorare facendo qualcosa che ci gratifica ed arricchisce l’animo, magari non tanto il portafogli, e la gioia di vivere in un posto in cui ad un sorriso si ottiene di rimando un sorriso. 


Mi sento fortunata...Ho una famiglia che mi ha sempre spinto a seguire le mie passioni ad inseguire i miei sogni e a cercare di realizzarli, mi hanno cresciuta all’ombra di grandi valori educandomi ad amare la gente, le diversità, insegnandomi le grandi idee di uguaglianza e fratellanza che sono orgogliosa di aver condiviso, cercando nel mio piccolo di rendere il mondo un luogo migliore. Sono stata libera di viaggiare, conoscere e non mi sono mai sentita sola anche se lontano...poi al mio fianco c’è sempre stato, in ogni singolo momento del giorno e della notte, Alberto, mio marito, l’uomo che ha condiviso con me l’amore per le grandi sfide e le bellissime avventure...
Improvvisamente mi sono accorta che, a cambiare vita ci voleva veramente un attimo!
È  stato un secondo uguale a tutti gli altri secondi vissuti prima, solo che in quel preciso momento mi sono accorta, che tutti quelli a seguire non sarebbero stati più uguali. È stato come un colpo di spugna che cancella la lavagna e che spezza la routine, quando oramai il vaso è colmo e inevitabilmente la nuova goccia non ci può stare. Non c’è stato nulla di teatrale o fenomenale, eppure è stata una vera e propria illuminazione, una presa di coscienza ferma.

Ho mollato tutto nel 2008 e quest'anno festeggio il mio quarto anniversario.
Ho avuto un lavoro per 21 anni come giornalista che mi è piaciuto, mi è servito mi ha formato e che mi ha fatto capire alla fine che non era quello che volevo "per sempre"...ci sono persone nate per altro...
Ho scelto di essere padrona della mia vita, ho scelto la felicità.

Improvvisamente mi sono accorta di essere alla ricerca della Vita, quella Vera, quella che ti parte da dentro, quella che ti si legge negli occhi, quando scegli di svegliarti la mattina, guardare in faccia l'uomo della tua vita, l'uomo giusto per me, che non ti lascerà mai e che non lascerò mai, l'altra metà della mela...e poi insieme uscire e rimettersi in gioco nuovamente a oltre quarant’anni e creare insieme, un luogo insolito è fantastico...

Papà e il suo mondo gentile

Ho sempre paragonato mio padre ad una quercia, non una quercia qualunque ma, una di quelle querce immense, secolari che da sola basta per un maestoso e infinito paesaggio, alla "Via col vento" per intenderci.

Qualsiasi cosa accade lui è saldo, fermo e sicuro, ti abbraccia e protegge...il posto più sicuro al mondo dove rifugiarsi e tornare sempre.

Infaticabile, inossidabile lui c'è e c'è sempre. Infinitamente delicato quanto le prime foglioline verde tenero di primavera. È il papà che tutti vorrebbero; presente e non finirò mai di dirlo, sempre con una parola di conforto e soprattutto la parola giusta al momento giusto, pronto sempre a confortarti e a coccolarti con una tazza di cioccolata calda e fumante o con un buon bicchierino di cherry.

 

Gentile nei modi e dall'animo gentile.  Amante delle Arti a tutto tondo è sapiente alchimista nel dosare la poesia alle epiche battaglie spronandoti o moderandoti nella vita.
Mai e poi mai giudicante ma sempre pronto ad ascoltarti ed accompagnarti nelle scelte più importanti o meno della vita. Il suo mondo gentile fatto di poesia, letteratura, musica, arte...sempre alla ricerca del bello mi ha insegnato a proteggerne e capirne i valori.

Amante della natura, della vita all'aria aperta, della terra, degli animali e grande appassionato di cavalli...da bambina ma, ancora oggi resto ore incantata a sentirlo decantare un passo particolare di poesia dove si parla di loro.

I cavalli, questi magnifici animali, una passione che mio padre mi ha passato e che fa parte di me come il mio DNA.

Paladino della giustizia e difensore dei più deboli mi ha sempre fatto vivere sotto questi vessilli è un vero "cavaliere" dall'animo nobile.

Mai una volta si è fatto giocare dagli avvenimenti anche se drammatici...sempre pronto ad affrontare il fato con sguardo alto e fiero senza mai averne paura: "vagli incontro sempre, affronta le tue angosce, le tue paure, non frenarti mai, segui il tuo istinto e il tuo cuore, lui ti guiderà nella giusta direzione...sii sempre gentile, o almeno tenta, anche con chi non lo è con te, dai sempre un'altra possibilità a chiunque, non giudicare mai, cerca di essere riflessiva e con mente ferma e presente, non farti mai giocare da chi cerca di condizionarti, sii sempre libera perchè un uomo libero è sempre se stesso e segui sempre i tuoi propositi i tuoi sogni e la tua strada, difendi i più deboli, ama la tua casa e la tua terra e rendila se puoi migliore, fai in modo che la tua dimora sia aperta a tutti e a volte se serve anche rifugio, circondati di cose belle, proteggi l'arte e rendi bella la tua vita, sii generosa, non attaccarti alle cose, aiuta sempre il prossimo, non essere calcolatrice e non essere rancorosa".

Questo mi ha insegnato mio padre e non finirò mai di ringraziarlo abbastanza e queste sono le mie regole.

venerdì 4 maggio 2012

Mamie e i suoi universi magici

Lei è magica!!!

Ho sempre paragonato mia mamma "Mamie" un po' a Mary Poppins un po' alle tre fate della Bella Addormentata nel Bosco; a volte pasticciona, a volte in conflitto a volte PERFETTA!!!

Me la immaginavo sempre di notte quando l'ora è più propensa e giusta per lavorare per qualche magnifica e superlativa magia che poi l'indomani avrei trovato, in realtà non sempre accadeva, anche lei a volte dormiva ma, spesso la splendida sorpresa era li che mi attendeva.

Come vi ho detto lei è magica davvero!!!

Quando da ragazza restavo sola a casa non vedevo l'ora che lei tornasse. Appena entrava come per magia tutta la casa si riempiva di vita, colori, musica, la casa si rianimava, si toglieva il velo opaco della polvere, tutto era pieno di gioia e colori...e ancora oggi mi capita lo stesso quando la vedo arrivare. Lei era ed è magica!!!

Ogni giorno ho visto creare, inventare alchimie magiche; qualsiasi cosa: la più banale, la più piccola, quella dimenticata, impolverata, nelle sue mani prende vita e valore...

Da grande chef di sopraffini dolci dagli accostamenti di sapori eccellenti ad architetto dagli angoli improbabili e scale impossibili passando dalla sartoria più famosa di tutti i regni con stoffe impalpabili, sete pregiate dall'antica Cina, broccati dalle migliori case veneziane, velluti dalle corti francesi e tartan dalle casate più nobili delle corti inglesi e scozzesi...al grande sovrintendente della Arti pittoriche...in tutto questo e ancora di più lei sapeva e si sa trasformare...è mia mamma.

Dalle sue mani sapienti nascono universi di magnifica bellezza stupendo tutti, che siano bambini o adulti, a volte, ne sono sicura, ancora oggi, si stupisce anche lei. Si, perché solo lei sa custodire il segreto di questa magia...quella bellissima sua aria sempre senza tempo dove gelosamente protegge l'ingenuità di fanciulla, la semplicità dei bambini, la generosità di cuore.

Una vera forza della natura, presente anche se lontana, lei è quella che ti risveglia lo spirito, che parla con il tuo Angelo Custode e che gli chiede sempre di proteggerti. È quella che a Natale ti regala le bacchette magiche pensando che tutti siano come lei ma, la magia colpisce solo poche persone ma, lei non lo sa oppure...sa cose che noi non sappiamo?! Per fortuna è la mia mamma ma, sono sicura che molti avrebbero voluto portarmela via per tenerla con se.

Ogni volta che penso a lei mi vedo bambina davanti alla vetrina del negozio preferito, pregustandomi poi il momento di entrare e visitarne l'interno...dall'aria antica, con un'unica vetrina, dove però ogni cosa non è a caso ma, è sapientemente messa al suo posto: colori, libri, tessuti, dolci, giocattoli, musica ogni cosa ha un suo posto, un suo tempo e un suo ordine tutto ti trascina in un turbine di appagamento e felicita rimanendo affascinati da vederne la magia...e non si finisce mai di voler andare in quella bottega-emporio per tutta la vita.

Questa è mia mamma "Mamie" con tutti i suoi universi magici.

Mi divertivo a contare lo spazio che c’è dal lampo al tuono...

Adoro quei giorni grigi e piovosi sin da quando ero bambina…
Ricordo un giorno di tanto tempo fa d’inizio settembre, ero con mio nonno, ed era la prima giornata piovosa, tirava un freddo vento da nord-ovest, ci trovavamo in una casa di campagna dove passavo le mie vacanze, era un pomeriggio di fine estate inizio settembre quando i giorni iniziano ad ingrigire presto e poi tuonano da lontano, mi divertivo a contare lo spazio che c’è dal lampo al tuono per vedere quanto il temporale fosse lontano da noi; sostavamo tra il piano terra e la mansarda sulle scale, in una confortante nicchia con una grande finestra… è stato un pomeriggio straordinario e il ricordo è ancora molto vivo, mi piaceva guardare fuori dalla finestra, osservare i prati bagnati, le siepi piene di bacche di Rose Selvatiche e di Biancospino e conversando con mio Nonno mi fece notare che le bacche più vistose erano quelle dei Sambuchi e dei Rovi.

 

Vi era una gran quantità di alberi mossi dal vento, Ippocastani pieni di frutti e Castagni con una massa di ricci pungenti…
Ancora oggi mi piace vedere la pioggia sui vetri e ascoltarla cadere sul tetto della mansarda confortata dalla certezza di non andare da nessuna parte...

Il mio ideale di relax è racchiuso in poche cose: un’atmosfera silenziosa e dolce, distendermi sul divano o sul mio letto con una copertina coccolata da una tazza fumante di tè caldo profumato di fiori o frutti esotici, alla quale aggiungere un biscotto fatto in casa o ancora meglio il sapore inconfondibile delle petites madeleines...come Proust così per me "un cucchiaino di tè in cui hai intinto un pezzettino di madeleines è un piacere infinitamente delizioso" o quando sono in Francia la setosa morbidezza dei macarons ripieni di ganache al pistacchio o al caramello e fleur de sel sono pura essenza preziosa, la compagnia di un buon libro, e il morbido pelo di Hammy (Hemingway) il mio gatto sono i miei migliori compagni e quando i giorni sono un po’ più umidi del solito il crepitio e il caldo tepore del camino sono i nostri migliori alleati.
Stranamente invece se mi trovo al mare, vedere cadere la pioggia mi spinge ad uscire e lasciarmi bagnare dalle gocce tiepide.

Credo che concedersi un momento tutto per sé, nell’arco della settimana, gustando un tè caldo, è un piacere veramente speciale, che a volte riesco ad offrirmi come un profumato messaggio di mondi lontani e misteriosi, fatti di passioni, speranze e tradizioni diverse, da accompagnare con un piccolo dolce o salato ma da gustare con calma, da soli o in compagnia di chi sa apprezzare momenti intimi.

Madeleines alle mandorle
profumate alle rose
per una trentina di madeleines:


farina 120g
farina di mandorle 50g
zucchero 150g
burro fuso 150g
uova 3
scaglie di mandorle 50g
lievito per dolci 1 cucchiaino e mezzo
essenza di mandorle 2 cucchiai
acqua di rose 2 cucchiai
Mescolare tutti gli ingredienti e lasciar riposare l’impasto per un’ora al fresco.
Riempire gli stampini di madeleine e far cuocere per una decina di minuti nel forno a 200°.