mercoledì 13 febbraio 2013

Cerco posti dove trovare la calma e un ottimo caffè...

Mi è capitato di recente di rivedere uno dei miei film preferiti e mi sono soffermata a pensare a cosa dice la protagonista del film: "Ci sono posti in cui non ti può succedere niente di sbagliato" per lei, una splendida Audrey Hepburn era Tiffany a New York...per me, nell'arco degli anni mi sono accorta e sono arrivata alla conclusione che amo i musei, le pinacoteche, i chiostri interni dei conventi o i cortiletti interni di palazzi antichi, le biblioteche, i teatri, gli hotel stellati con le loro storie, insomma amo le cornici imponenti, l'aria solenne, pacata e tranquilla e mi ritrovo spesso a girare nel centro di Milano a soffermarmi a guardare l'eleganza degli edifici storici...camminare in galleria Vittorio Emanuele guardare il suo meraviglioso pavimento a mosaico, passare davanti a Savini, tutto questo mi riempie e mi fa sentire in uno stato di grazia e quando arrivo in Piazza della Scala mi emoziono a guardare il Teatro immobile.

Altra cosa che amo sono i locali tranquilli specialmente in mattinata cerco e ricerco posti dove non trovare le code, dove non ci sia rumore di stoviglie tirate fuori distrattamente dalla lavastoviglie, dove non devi mangiare il tuo croissant in piedi velocemente al banco per dare spazio poi a chi viene dopo.

Cerco posti dove trovare la calma e un ottimo caffè, un posto dove puoi permetterti a metà mattina di prenderti un vero cappuccino leggendo qualche pagina di un buon libro in estrema comodità. Adoro poi la piccola pasticceria e a volte mi faccio ispirare da alcune creazioni che vedo per poi sperimentare a casa biscotti, muffins ecc.

giovedì 7 febbraio 2013

Non amo correre, ma adoro camminare...

In questo periodo freddo si alternano giornate splendide di sole e di cieli azzurri che ti rallegrano appena apri gli occhi...Non amo correre, ma adoro camminare. La città è viva. Non la vedi da un finestrino. La senti respirare. E allora ti prende la voglia e il tempo per camminare...Ho ripreso il gusto di camminare per la mia città, Milano...
 
Mi sono accorta nuovamente di quanto è elegante, lo stile e i colori delle vetrine di moda.
A volte mi ritrovo a non guardare dove io stia andando senza dare cura all'ora.
Il richiamo del bello dell'eleganza è fortissimo e riesce a scalfire la corazza di una come me, che con la moda riteneva (falsamente) di aver chiuso parecchi anni fa..."la moda è il superfluo per eccellenza ma, è anche il più potente metodo di autostima di una donna" questa frase che mi diceva la mia insegnante di portamento e che da allora mi accompagna ma, che avevo accantonato in un angolo sperduto della memoria oggi la sento più mia di prima...una borsa giusta, un paio di scarpe perfette, un cappello possono farti sentire alle stelle.
Cammino facendo finta che di tutto ciò non mi importa nulla ma, non è così. Ecco mentre cammino e vedo colori e tessuti...immancabilmente la mia mente va all'altra mia passione...la cucina e mi sento un'artigiana dall'impalpabile farina. Amo scegliere i miei ingredienti con cura e usarli per comporre piccole e semplici pietanze che rallegrino e riscaldino il cuore di chi le assaggerà.
 
 
La moda e la cucina, almeno per me, entrambe sono assolutamente e infinitamente desiderabili. Sono entrambe espressioni del raffinato. Amo tutto ciò che valorizzi l'estetica basta restare dalla parte della semplicità e quando si tratta di abbinare una pietanza ad un piatto divento quasi ossessiva, questo fin da quando ero bambina. Sono nata e cresciuta a Milano e da grande quando posso scappo in Francia dove mi sono innamorata dei macarons e delle posate d'argento, ho sempre vissuto qui. Anche se da anni vivo fuori città, Milano la mia città orribilmente caotica e semplicemente affascinante non l'ho mai abbandonata. Né grande né piccola. L'Arte, il buon cibo, la moda, l'eleganza semplice, i ristoranti, gli hotel di lusso, mi ritrovo a commuovermi camminando in via Manzoni e mi immagino di rivedermi al tempo di Verdi e incontrarlo per strada mentre entra al Grand Hotel et de Milan...magnifiche illusioni...

venerdì 1 febbraio 2013

E in questo tempo non ho mai indossato scarpe...

Ascoltando musica jazz di sottofondo di un bel pianoforte dove i piano sono sussurrati e i forti energici i ricordi affiorano alla mente, così d'improvviso, eccoli davanti a me danzare a questo elegante ritmo...Ricordi di tanto tempo fa...

Mi ritrovo a piedi nudi in una bellissima villa, la luce è limpida e delicata oltre la portafinestra spalancata, c'è una palma da cocco che ondeggia dolcemente nella brezza, mentre le sue fronde accarezzano le colonne imbiancate di una balaustra dove seduto all'ombra del porticato Alberto abbronzato in camicia bianca di lino e freschi bermuda color caki sorseggia un drink alla frutta leggendo un libro...di tanto in tanto alza lo sguardo illuminandomi con il suo bel sorriso e con quei bellissimi e profondi occhi color piombo...immobile sul muro, un geco in bellissima livrea dorata... In lontananza montagne verdeggianti e una vasta distesa di mare azzurro con tante tonalità da farlo assomigliare ad una tavolozza di un pittore e più in la all'orizzonte, la sagoma inconfondibile delle isole di Saint Eustatius e Saba, sotto ciuffi di nuvole bianche, rosa e dorate...sono a St. Martin...in lontananza si sente musica jazz dolce e vellutata, mentre uccelli di vari colori cantano la loro melodia...
Sono nelle Indie Occidentali da pochi giorni e in questo tempo non ho mai indossato scarpe...

Teniamo due paia d'infradito di bamboo nella jeep a noleggio, per quando ci rechiamo al mercato a comprare piccole cose per noi; un formaggio particolare, del pesce incredibilmente fresco e variopinto, frutta, tanta frutta tropicale, piccoli dolci del posto, un vino fresco e frizzante da provare. Tutto qui è all'insegna della libertà e tutto qui è leggero, l'aria che odora di fiori e mare, i vestiti, le tende bianche e leggere di garza... Mi sento molto felice, Siamo molto felici...

In questi giorni l'efficientissimo maître d'hotel ci ha suggerito di cenare nella grill room dell'albergo, il primo giorno stanchi dal viaggio ci siamo andati...locale molto bello; tutto in legno dai colori sobri del bianco e blu al calore vivo di torce e di candele...un gruppo di artisti locali accompagna la bella serata con suoni caraibici...la cena servita su un terrazzo a strapiombo sul mare, sotto un immenso cielo stellato...da rimanere senza fiato...il viaggio stava iniziando...il menù sorprese per i piatti semplici e veraci della cucina tradizionale delle Vergini di Sua maestà...una cena leggera e squisita...Shrimp Creole, gamberetti conditi con spezie piccanti e scorza di lime, Lobster Salad un’insalata freschissima a base di aragosta, avocado e lime, una sogliola delicata e freschissima e infine il Plantain, un dolce a base di banane fritte e vaniglia fresca il tutto rinfrescato da due coppe di champagne francese... una serata che difficilmente dimenticheremo...

In alcuni giorni a seguire optammo per la nostra intimità e alternavamo i nostri pasti tra le Lolos, piccole baracche sulla spiaggia con barbecue, che offrivano specialità locali: cosce di pollo alla griglia, spuntature di maiale alla brace, aragoste alla griglia, il Conch, il cui guscio una magnifica conchiglia gigante rosa viene usato come decorazione e il mollusco pregiatissimo viene marinato nella crema di cocco, stufato o cotto al vapore e condito con il lime oppure cotto sulla griglia e servito su un letto di insalata...squisito, dentice alla griglia, pasticci di carne, zuppa di piedi di toro, platani fritti, johnny cake sorta di piadina, riso e piselli e ovviamente frutta fresca e birra...Cenare qui rende felici, mentre si mangia si sente la sabbia tra i piedi: grossi cuscini caldi di sabbia, con piccoli frammenti di conchiglie, resi lisci dalle onde, o quella fina, bianca e sottile...

Come dicevo ci alternavamo tra le Lolos e la bella cucina attrezzata inclusa nella villa...il piacere di cucinare prese il sopravvento...preparai piatti semplici, freschi e veloci - perché la vacanza doveva essere anche e sopratutto tempo per noi e per il riposo. Cotture rapide per preservare intatto tutto il sapore del buon cibo fresco. Prediligevo il pesce appena pescato, da mangiare la sera al lume di candela e pic-nic improvvisati e rilassanti sulla spiaggia per non staccarsi mai dal mare e la mattina avvolti nei morbidi accappatoi gentilmente offerti dall'albergo al bel tavolo sulla veranda bianca, apparecchiato con una bella composizione floreale nel centro con i piedi nudi allungati sulla superficie tiepida del pavimento iniziavamo la giornata con un vassoio stracolmo di ogni bontà, stringendo gli occhi sotto il sole dei Caraibi, sentivamo il nostro corpo risvegliarsi toccato da quei sapori che si fondevano in bocca: la papaia dolce spruzzata di lime e zucchero di canna, il burro sul pane morbido, le uova strapazzate tiepide e l'aroma avvolgente della salsa di pomodoro piccante al punto giusto il tutto illuminato dalla splendida vista del mare del golfo, il rincorrersi dei gabbiani e le partenze dei catamarani...

Spensierati e sereni coccolati nell'animo e nello spirito festeggiavamo i nostri dieci anni di matrimonio.

Ogni tanto mi capita di pensare ai viaggi esotici oltreoceano alla ricerca di sapori nuovi e speziati da Bali ai Caraibi una rotta gourmande infinita lungo la quale ho imparato molto da culture diverse, affascinanti e lontane ma, quella vacanza in particolare mi educò in modo rapido al grande piacere di consumare un pasto all'aperto, il suono del mare, la natura a portata di vista, quell'aria frizzante che condiva le pietanze con il suo aroma dove c'era una continuità tra l'interno e l'esterno che mi rapiva. Ancora oggi trovo magico mangiare a contatto con l'aria, basta aprire la finestra con una tazza di caffè in mano per capirlo.

PANINI DEL MAR DEI CARAIBI CON POLPA D'ASTICE (prima versione)per un romantico pic-nic sulla spiaggia

Ingredienti per 2 persone:
2 panini morbidi al latte
250 gr. di polpa di astice cotta e sminuzzata
1 cucchiaio di maionese
insalata
burro
1 cucchiaio di aneto
sale e pepe e pepe rosa
la scorza di mezzo lime e il suo succo

Preparazione:

Mescola la polpa di astice insieme alla maionese aggiungi sale, pepe, la scorza del mezzo lime e precedentemente tagliato al coltello o con una mezzaluna l'aneto e riponi il tutto in frigorifero.

Stendi il burro sui lati interni dei panini e tostali.

Adagia l’insalata di astice conservata in frigo nel letto di insalata posta all’interno del pane e servi con una bella spruzzata di lime e una macinata di pepe rosa e non dimenticare due coppe di champagne Veuve Clicquot...

Lo champagne Veuve Clicquot, per la sottoscritta, è come il primo amore. Prima e dopo di lui sicuramente sono uscita con altri uomini interessanti, intelligenti, ironici e brillanti, ma lui resta indimenticabile ed unico per sempre!

Cosa serve per stupire gli amici davanti ad una partita di calcio?
Per me non ci sono dubbi: sandwich, ma devono essere super!


PANINI DEL MAR DEI CARAIBI CON POLPA D'ASTICE (seconda versione)per 8 panini Tempo di preparazione: 25 minuti

Ingredienti:

340 g polpa di aragosta fresca cotta
100 g maionese
250 gr. di gamberetti in salamoia
1 gambo e 1/2 sedano
1 cucchiaio capperi
1 cucchiaio e 1/2 aneto
un pizzico fior di sale
un pizzico di pepe nero
pepe rosa

Preparazione:

Taglia a dadini la polpa di aragosta.
Priva il sedano dei filamenti e poi taglialo a fettine sottilissime.
Scola i gamberi e strizzali sotto l'acqua corrente. Taglia al coltello o con una mezzaluna l'aneto.
Mescola l’aragosta, i gamberi, la maionese, il sedano, i capperi, l’aneto, il sale e una macinata di pepe fresco. Mescola lentamente con un cucchiaio per non rovinare la polpa di aragosta.
Apri a metà i panini e scaldali o grigliali all'esterno. Farciscili e servili immediatamente con una bella spruzzata di lime e una macinata di pepe rosa, patatine fritte e una buona birra ghiacciata.
Se non saranno mangiati subito, griglia anche leggermente l'interno dei panini. Così resteranno più fragranti.

domenica 30 dicembre 2012

E se cambiassimo prospettiva?

Certe volte le situazioni e la vita stessa ti obbligano a scegliere di fermarsi...come un rito di purificazione, con visioni, angolazioni e possibilità diverse, tutto cambia prospettiva e tutto diventa un percorso all'insegna del cambiamento...obbligandoti ad intraprendere un viaggio interiore con il sé per poi liberarsi...

Fin da bambini ci hanno insegnato che il tempo si divide tra passato e memoria, tra presente e visione, futuro e prospettiva. Che ha una sua cadenza, un suo ritmo; Il giorno che sfuma a poco a poco e diventa notte, i colori delle stagioni che cambiano: l'arancione caldo dell'autunno, il bianco immobile dell'inverno, il verde brillante della primavera e il giallo-oro ardente dell'estate.
Ci hanno insegnato che il tempo è breve che è poco, ci hanno insegnato a rincorrere il tempo, a contarlo, a rubarlo, a vincerlo. Perché il tempo fugge.

E se cambiassimo prospettiva?

In questi pochi giorni, di feste e di poca tranquillità che cosa ho imparato? Che la pazienza è un'arte, che il sapere aspettare è benefico. Perché in quel tempo di attesa ho avuto la possibilità di concentrarmi su cosa è veramente rilevante, prendere il proprio tempo, connettersi alla terra, respirare e leggere quali sono le priorità vere, cosa voglio essere che è molto più importante del cosa voglio fare, le passioni da coltivare, le voci amiche da sentire, gli incontri preziosi, le lettere scritte a mano bagnate di lacrime, le canzoni da urlare a squarciagola, le risate con il compagno della vita, quel ti amo sussurrato. Ho imparato che bisogna mettersi in pausa e fermarsi. Il non fare non è un tempo vuoto. Anzi imparare a fermare tutto il fare e passare alla modalità dell'essere, imparare a dedicare il tempo a se stessi, a rallentare il ritmo e a nutrire la calma, la contemplazione e l'accettazione, imparare a osservare il flusso dei propri pensieri e lasciarli scorrere senza esserne coinvolti o dominati e cogliere l'Interconnessione di tutte le cose sono i tratti fondamentali della consapevolezza.

venerdì 5 ottobre 2012

Di un bel mantello sauro e con una splendida lista bianca

Quante volte ricordando giorni lontani, tra la folla delle momorie a me care con le immagini che si scoloreranno, una figura rivedrò, sempre viva ed amata: il mio primo cavallo...
Amo il nobile e signorile contegno di questo animale, certo, per intendere e amare il cavallo oltre a una disposizione innata, bisogna vivere con lui, vederlo nella stalla, quando si compiace della nostra compagnia, e si volta a guardarci con i suoi grandi occhi assai più che umani e ci saluta con un breve nitrito; bisogna guardarlo in un prato, quando si dà a galoppare con gli altri suoi pari tornando libero, bisogna provare quando al suo istinto sagace e alla fidata esperienza è consegnata la nostra vita in una notte stellata o in una mattina di nebbia.
Anche i cavalli, hanno la loro fisionomia; dall'occhio all'orecchio, dalla testa alla groppa, si capisce l'ombroso e il restio, quello che morde e quello che calcia. Un cavallo difficile, "folle", nella faccia dura, chiusa, scura, somiglia perfettamente a volte al suo collega umano. Ebbene: il mio amico, di buona statura, di belle forme, ben piantato e aitante, di un bel mantello sauro e con una splendida lista che parte dal centro dalla fronte e giù fino al muso, con un aspetto e un fare così forte e tranquillo, e con una faccia così chiara ed onesta di intelligente bontà, da apparire subito, com'è di fatto, un cavallo galantuomo, valente e sincero.

Quando lo vidi per la prima volta fu istantaneamente mio, un istante e ci capimmo subito, aveva nove anni e oggi che si avvicina alla ventina ho imparato a conoscerlo a ad amarlo ogni giorno di più. Robusto, sano di corpo e di spirito, espansivo ed allegro, quando liberato della briglia si lancia in libertà, corre nei prati e fa capriole e galoppate, non senza essersi prima rotolato giocosamente nell'erba e vederlo sempre così rosso con quella sua maglifica lista bianca su quel verde vivissimo d'autunno mi riempie di gioia...con lui torno fanciulla e come una ragazzina mi riempio di orgoglio e di senso di ammirazione e di rispetto. La sua forza ingrandita dalla mente di fanciulla e associata alla sua docilità volonterosa e sicura, fa di questo cavallo per me, un essere superiore, una specie di protettore e di amico col quale non c'è mai, in nessun caso, da dubitare o da temere. E, fantasia fanciullesca a parte è veramente così, per anni mi ha portato in giro, fido e paziente, sempre pronto e sempre calmo, senza rifiutarsi mai, senza mai mettere piede in fallo...TANUS è il suo nome. 

TERRINE
Le "Terrine" quanto amo questo piatto dove la tradizione, così cara al mio cuore si mescola all'innovazione... antipasto, piatto principale o dessert, calda, tiepida o fredda, tradizionale o di tendenza, semplice o sofisticata, ognuno ha la sua preferita.
La terrina è da sempre la protagonista di chi ama la compagnia! 
Nessun dramma se non vi sembra perfetta: datele qualche giorno e sarà più buona.

LA MIA PRIMA TERRINA DI CARNE
Terrina d'Anatra o d'Oca

150 gr. di fegatini di pollo tagliati al coltello
2 uova
1 bicchiere di marsala
500 gr. di petto d'anatra tagliato al coltello
Sminuzzare con il coltello dei pistacchi e frutta secca a piacere
(fichi, prugne, albicocche, mirtilli rossi Americani)
Sale e pepe
Pestare con il pestello 6/7 bacche di ginepro e aggiungere alla farcia.

Foderare una terrina di ceramica da forno con delle fette di lardo.
Inserire la farcia e chiudere con altre fette di lardo, 3/4 bacche di ginepro, coprire il tutto con delle foglie di alloro dopodichè sigillare totalmente la terrina con del foglio d'alluminio sopra e sotto.
Cuocere in forno a 170° per 90 minuti

Servire con castagne brasate

sabato 30 giugno 2012

Il mio cuore e la mia indole è col viaggiatore...


Adoro viaggiare, se potessi, viaggerei di continuo... nel viaggio, la vita sembra vibri a modulazioni inconsuete, c’è più adrenalina, il cuore è più allegro.
L’inaspettato, lo sperdersi, mi fa sentire più viva, mi attiva i sensi e sconvolge qualsiasi mio pregiudizio.
Quando arrivo ad essere spaesata, si rompe qualsiasi schema mentale.
Incontrare e conoscere nuovi odori, nuovi sapori, nuovi colori che non pensavi neanche potessero esistere.

Si impara di continuo e dobbiamo imparare di continuo, nulla è più scontato, neppure prendere un mezzo o ordinare dal menù al ristorante.
Nessuno ci conosce, nessuno conosce la nostra storia, il nostro nome, il nostro viso, veniamo visti e guardiamo in modo nuovo.

È un momento "unico", un’occasione, dove cercare anche un io più vero, più profondo.
È anche vero che ci sono altre vie per esplorare.

Dice Lao Tzu nel Tao Te King: "Senza uscire dalla porta, conoscere il mondo!
Senza guardare dalla finestra, vedere la Via del Cielo!
Più lontano si va meno si conosce.
Perciò il Santo conosce senza viaggiare;
egli nomina le cose senza vederle;
egli compie senza azione".

C’è del vero, del resto: c’è chi viaggia sempre e non parte mai, avvolto in un bozzolo di pregiudizi. C’è chi parte e va lontano senza bisogno di viaggiare.
C’è chi parte e viaggia e c’è chi non parte e non viaggia.
Forse il punto non è se stare a casa o partire, però lo dico: il mio cuore e la mia indole è col viaggiatore, non sono né così saggia né così malata da star bene solo dove sono nata e dove vivo.

Adoro anche quando sbaglio strada e credo che questo succeda di continuo al viaggiatore: cerca una cosa e ne trova un’altra.
Quando viaggio trovo assolutamente bello e incredibile non capire.
Si! Non capire, ritrovarmi a non comprendere le parole che mi circondano...
privati come siamo improvvisamente di ciò che è più importante...la capacità di comunicare.

La parola diventa suono, una specie di sottofondo ai nostri pensieri, ed è favoloso sedersi in un gruppo e non avere nessun obbligo di capire o dire, immersi in una gelatina di suoni.
Che c’è nella lingua? Cosa nasconde? Cosa ci sottrae?
Durante i miei viaggi, in particolare nei paesi mediorientali e orientali, non ho tentato di imparare l’arabo ne alcuna delle lingue berbere o indi.
Non volevo perdere nulla della forza di quelle strane grida.
Volevo essere colpita da quei suoni per ciò che essi erano, e non volevo che nulla fosse attenuato da cognizioni inadeguate e artificiose.
Viaggiare!!! Lasciarsi andare, immaginate di lanciarvi all’indietro nel vuoto con le braccia aperte e fatevi prendere e fatevi abbracciare dal mondo...questo per me è viaggiare!
Spaventoso? Folle? Forte? Giusto? Sbagliato?

venerdì 29 giugno 2012

Il quadrilatero del silenzio...

Ci sono giorni in cui vorresti che il silenzio la facesse da padrone, giorni in cui hai bisogno di sentire solo i tuoi pensieri, giorni dove non vorresti aprire bocca per tutto il tempo e goderti la quiete del nulla e il sibilare del vento...in questi giorni un po' così mi piace recarmi nel così detto quadrilatero del silenzio: una tra le zone in assoluto più belle della mia città. Qui è veramente molto raro incontrarvi qualcuno, sarà perchè sono rarissimi i caffè o i locali in genere e rarissimi i negozi, comunque da sempre me la ricordo così assordantemente silenziosa. Com'è possibile trovare tanto verde e tanta pace a pochi passi dal centro della città, è presto detto: iin questa zona un tempo sorgevano conventi e ville, era una sorta di piccola oasi spirituale, dove venire per riposare mente e cuore.
Si arriva da Corso Venezia all'altezza della fermata della metropolitana Palestro un grande arco fa da ingresso a un mondo inaspettato. L'atmosfera da subito inizia ad essere vagamente retrò ma quando si arriva in piazzetta Duse è qui che comincia il percorso da fare rigorosamente da soli o con un compagno/a assolutamente rispettoso del silenzio... io e Alberto, allora fidanzati, ci siamo persi per parecchio tempo per queste vie, ci piaceva restare così in sospeso lontano dal caos e ancora oggi se ci capita di essere vicino...Questa piazza elegante con i suoi palazzi liberty, le bellissime cariatidi e le profumate rose antiche è dedicata all'eterna amante di D'Annunzio. Poche aree di Milano hanno così tanto da offrire. Camminare assaporando il silenzio di queste vie è incredibile sono le ville, i giardini e i palazzi che si incontrano.



Casa Necchi Campiglio, dei primi anni trenta perfettamente conservata in via Mozart, dall'esterno si presenta come un grande parco cintato da alte mura, ma nasconde una piscina e un campo da tennis: scenario perfetto per un film. 


Il citofono di via Serbelloni 10 è fantastico da non perdere, sembra sottolinei il silenzio che regna sovrano, un enorme orecchio, opera di Wild, che a Milano ha lasciato tante tracce, tutte magicamente in bilico tra Gaudì e Dalì.


Due palazzi Palazzo Fidia e Palazzo Berri Meregalli sono stupefacenti in cui potrebbe abitare chiunque da Mago Merlino a la bella Raperonzolo: due palazzi da favola da non credere possibile che qualcuno se li sia inventati e costruiti così. Dei primi anni venti in quell'epoca così razionale e poi all'improvviso questi due palazzi...al numero due di via Melegari si trova Palazzo Fidia.
Non è possibile non vederlo tutto interamente in cotto, una struttura eclettica con torri, inserimenti classici e futuristici sembra davvero un incrocio tra un castello e una stazione spaziale.  Tornando indietro e poi entrando in Via Vivaio c'è un  palazzo totalmente in pietra scura che sembra incrostato di carbone e conchiglie è Palazzo Berri Meregalli costruito nei primi anni Dieci. Con i suoi mattoni a vista, i soffitti a mosaico, i putti e i ferri battuti è unico potrebbe essere veramente il portale d'accesso ad un altro Mondo per stranezza e bellezza se poi entrate nell'androne preparatevi ad un tuffo al cuore. Sembra di stare in un salone regale: mosaici in alto, mosaici in basso, pavoni, stucchi, e poi l'oro e i colori delle nicchie luccicano e scintillano ricordando i quadri di Klimt, in fondo una statua opera di nuovo di Wildt una testa cinta di ali " una Vittoria Alata" risalente al primo dopoguerra. 
Ho sempre invidiato gli abitanti di questo Palazzo e a volte mi sono immaginata fossero strane creature...ma le sorprese non sono ancora finite la più grande l'ho tenuta per ultima. In Via dei Cappuccini 9 c'è una cancellata verde e ottone dentro c'è una villa che è quasi una reggia, circondata da un parco enorme; vasche e fontane ne movimentano la superficie e un grazioso sentiero di ghiaia di rosa conduce all'ingresso dell'edificio. Non mi è mai riuscito di capire chi ci abiti però mi è capitato di vedere passeggiare in giardino una coppia di vecchietti accompagnati da una cameriera o una governante che sembrava esser saltata fuori da un libro di Jane Austen. 
Rifacendomi al nome della via il giardino era sicuramente un tempo quello di un convento, poi trasformato in principesco palazzo; si tratta comunque di un luogo spirituale e magico dove si possono incontrare magnifiche ed improbabili creature...guardate bene e li troverete...li, immobili in questo giardino solenne si aggira uno stormo di fenicotteri rosa. 

 Non sono trattenuti da nulla, ne incatenati ne chiusi in gabbia. Volendo potrebbero volar via invece restano a specchiarsi nei rigagnoli d'acqua a godersi il silenzio e la quiete. Nel parco c'è anche una coppia di pavoni se vi capiterà di vedere il maschio cosa assai rara e dovesse mai aprire la ruota della sua coda sarà un giorno davvero speciale. Con gli occhi pieni di un miracolo che si è compiuto in un momento torno al quotidiano sapendo che quando vorrò attraversando l'invisibile specchio nascosto nell'arco di via Salvini tornerò a godermi il silenzio.

Giocare alla Pétanque sorseggiando Pastis...

Adoro l'estate, ma penso che sia proprio per la sua breve durata e il suo sapersi far desiderare. Inizio a pensare alle vacanze non appena vedo spuntare un raggio di sole tra le nuvole di marzo. La luce cambia e si ha voglia di liberarsi dagli impicci dell'inverno e tutto quello che è stato "calore" sparisce per far posto alla freschezza e alla leggerezza.
Non aspetto altro che scappare ogni tanto e recarmi nel Sud della Francia, in Costa Azzurra, il mio itinerario preferito e prelibato. Questo angolo di mondo ha sempre esercitato su di me un fascino davvero speciale. Non so dire cos'è sarà il sapiente miscuglio delle cose, saranno le persone, i tramonti, saranno le ostriche che qui ho iniziato ad apprezzare e ad amare, le moules mariniere, la tartare che come qui non riesco a trovare altrove, il buon vino, la lavanda, i profumi. Ho avuto la fortuna di poterci andare spesso e dalla Costa Azzurra sono partita alla scoperta della Camargue e della Provenza. 


La prima volta che ci sono andata era fine giugno ed era un sogno. Negli anni che avevano preceduto questa mia vacanza avevo visto, per mia fortuna, una buona parte di mondo: Europa, Grandi città d'arte. Piccole isole dei Caraibi, l'Asia che tanto amo tra il Nepal, l'Indonesia, Singapore, Hong Kong...
Ma Cannes mi stregò con il suo fascino in un solo colpo, nello stesso istante che scesi dall'auto, il profumo dei fiori misto al mare, la brezza leggera che mi accarezzava le guance, il sole caldo e assoluto, ma non esagerato. Le sue viuzze che in questa parte del Sud della Francia sono uno scenario suggestivo...ma al di là dei grandi hotel stellati, dell'architettura splendida, dei musei, al di là che l'arte è ovunque e che è la terra di vita e di realizzazione dei più grandi artisti del XX e del XXI secolo, Picasso, Chagall, Monet, Renoir...al di là di tutto questo, quello che mi stupì di più e che mi continua a stupire era la gente. La gente sembrava essere intenta sempre e ovunque a Vivere e a Vivere con eleganza, assaporando la Vita.
Fu allora che capii che qui avrei voluto invecchiare. Perché gli anziani mi sembravano contenti, riuniti a giocare a pochi metri dal mare alla Pétanque sorseggiando Pastis con quel sapore fresco di anice, mi affascinò vedere queste strane bocce e vedere giocare con così tanta compostezza. Fino ad allora avevo avuto in qualche modo timore di invecchiare. Ma li tutto sembrava migliore, anche le rughe e andare in giro con i capelli bianchi raccolti o lasciati cadere sulle spalle. Mi immaginavo una me stessa diversa che camminava mano nella mano con mio marito, serena e felice. Intenta ad assaporare i profumi e i sapori di questa magnifica regione. Quell'estate iniziai a mangiare in modo diverso, non è stato drastico il cambiamento direi piuttosto il contrario, molto, molto lento, ma era ormai radicato in me...


Ho passato molti anni e molte ricorrenze in questa parte di mondo da Monte Carlo a Saint Paul de Vence a Nizza a Cannes e Saint Tropez. Non mi serve altro per dire che adoro questa terra, e tornarci ogni volta che ne ho la possibilità mi fa sentire come se stessi tornando a casa. Vorrei trascorrere gli ultimi anni della mia vita in una casa leggermente in collina sopra a Cannes sorseggerò Pastis e giocherò a bocce felice che in Francia la regola dica che non si possono staccare i piedi da terra, perché per quell'epoca certamente le mie gambe non ce la faranno più. Amerò ancora cucinare e aprendo le finestre della cucina al vento del Mistral, sarò felice di usare le erbe di Provenza e il fleur de sal di Camargue comperati al mercato locale. Coltiverò violette per caramellarle lentamente nello zucchero. Mi dedicherò alle confetture di rosa e lamponi, sarò sapiente maestra nel preparare ottimi paté. Sognerò ancora tavole con tovaglie bianche di fine fiandra profumate di lavanda sotto pergolati di uva fragola, sfornerò pane profumato e croccante usando la ricetta di mio papà ricordandomi della mia famiglia. E amerò la vita che avrò vissuto fino a quel momento... 

domenica 13 maggio 2012

Ed io bramavo e volevo sapere tutto...

Dicono che fossi una bambina giudiziosa e matura, con grande senso pratico, estremamente indipendente e fantasiosa. Non ho mai amato giocare con le bambole, preferivo passare il tempo ad ascoltare i grandi o nel laboratorio odoroso di olio, vino, muffa, che altro non era che una cantina, osservare mio nonno trafficare. Acuto, intelligente, geniale, aveva sempre qualcosa da fare, lui pesava, misurava, componeva...sapeste come mi piaceva guardarlo...e senza dire una parola sapevo che mi avrebbe permesso di usare a volte un martello a volte il morsetto, questi strumenti così belli e particolari, mi piacevano e mi entusiasmavano. 

In quei momenti trascorsi con mio nonno che divennero poi sempre più frequenti con il passare degli anni, cercavo di farmi raccontare molta della sua vita, gli aneddoti, le avventure. Ed io bramavo e volevo sapere tutto. In particolar modo amavo farmi raccontare lo stesso episodio come ad esempio, l'incontro con la nonna, o altro argomento comune, era un gioco, prima da mio nonno e poi da mia nonna. Lo guardavo, lo ascoltavo con attenzione nel timore di perdermi qualcosa di importante, uno sguardo, una frase. E infine li mettevo insieme, come un regista, facendo combaciare tutti i pezzi. Ne usciva sempre qualcosa di meraviglioso e di unico che mi rendeva felice.

Vi sono alcuni ricordi della mia infanzia  che conservo vividissimi.
Mi ricordo un giorno dove passeggiavo con mio nonno ai "Giardinetti di Porta Venezia" e ricordo l'esatta sfumatura dorata della luce di primo pomeriggio. Sull'acqua del laghetto gli splendidi colli lunghi arcuati e candidi dei cigni, i riflessi violacei dell'acqua e nell'aria odor di foglie e prato, bambini correre vicino all'argine speranzosi di dar da mangiare ai simpatici anatroccoli... Passeggiare con mio nonno voleva dire conversare con lui di mille argomenti, interrompendoci di tanto in tanto per prenderci una granita alla menta e arancio, nostra specialità, e i suoi discorsi sono sempre stati improntati al rispetto per la libertà per ogni singolo essere umano e nella difesa dei più deboli.

A volte nelle giornate di sole mi veniva a prendere con il suo motorino e lungo il naviglio e i filari di tigli andavamo a fare delle belle scampagnate, ci spingevamo in aperta campagna fermandoci spesso a chiacchierare con i contadini, entravamo nelle cascine a vedere gli animali a bere del latte appena munto o ad accarezzare i vitellini appena nati. Una tappa obbligatoria che aspettavo con gioia, era quella di andarci a fare il nostro bicchierino, un bel bicchiere di spuma in una delle trattorie o in uno dei bar di paese che incontravamo, quanto aspettavo quel momento, quel momento incredibile, quando varcavo la porta e non vedevo nessun'altra bambina o bambino, quanto mi faceva sentire grande, che fantastico momento, che gioia, grazie nonno! 

In uno di quei bellissimi giorni mi ha insegnato a pescare, fin dal primo momento, ho capito che mi sarebbe piaciuto enormemente, i preparativi, l'attesa e l'entusiasmo di vedere scendere il galleggiante e le nostre gare? Ci inventavamo gare di pesca e tutto il bottino immancabilmente finiva tra le abili mani di mia nonna che come ricompensa ci preparava uno splendido pranzetto a base di fritturina accompagnata da una tenera insalatina verde.


 

Quante risate e che gioia stare insieme.

Era sempre pronto a insegnarmi qualcosa, lasciandomi la libertà di imparare da sola, senza condizionamenti. 

Nelle giornate un po' grigie ci piaceva restare a casa, sedevamo affianco alla portafinestra del terrazzino lasciando aperta la finestra facendo entrare la luce tenue e le voci della città. Passavo il tempo ad osservare le abili mani di mio nonno disegnare, poi con tranquillità lo guardavo tirar fuori il cavalletto, i pennelli, i colori ad olio, la trementina, come mi piaceva quel profumo! È tale il potere evocativo degli odori che ancora adesso mi basta incontrare quell'odore particolare che immediatamente ritorno bambina; trasportata alla luce tenue di quelle giornate nella casa dei miei amati nonni.